
“La femmina è una brocca, e chi la rompe se la piglia, così dice mia madre”. Non potrebbe esserci inizio migliore per questa storia della scrittrice Viola Ardone. Il romanzo, pubblicato nel 2021, è ora diventato un bellissimo spettacolo teatrale interpretato da Ambra Angiolini.
Si, proprio lei, che trenta anni fa aveva iniziato con “Non è la rai”, il programma pomeridiano di Gianni Boncompagni seguito da tutte le ragazzine e le adolescenti. Io stessa lo seguivo, quando tornavo da scuola, e desideravo assomigliare a quelle ragazze che vedevo bellissime, attraenti, spigliate e libere nei loro corpi, e che ballavano freneticamente a bordo piscina cercando l’attenzione della telecamera.
Quel programma e quelle immagini non hanno soltanto rivoluzionato la televisione italiana, ma hanno anche fortemente influenzato l’adolescenza di tutte quelle bambine, nate negli anni ‘80, che iniziavano ad essere donne con quel modello, somministrato quotidianamente insieme al pranzo.
Se ci penso ora, mi sembra quanto di più lontano ci possa essere un programma femminista: tante piccole lolite che ammiccavano, competendo strenuamente per essere guardante e desiderate. Questa è l’idea di donna con cui la mia generazione è cresciuta.
E se adesso sembra qualcosa di anacronistico, dobbiamo ricordare che l’oggettivizzazione del corpo delle donne è qualcosa che ha radici ben più profonde nella nostra cultura, quando appunto le ragazze adolescenti – già in età da matrimonio – erano valutate in base alla loro verginità.
Il corpo delle donne è sempre stato un campo di battaglia, e il sesso uno strumento di potere su di esso.
La storia di Oliva Denaro si ispira a quella di Franca Viola, la ragazza siciliana che a metà degli anni ’60 fu la prima, dopo aver subito una violenza, a rifiutare il cosiddetto “matrimonio riparatore”. In quel contesto, la legge italiana stabiliva che se l’autore della violenza carnale avesse poi sposato “la parte offesa” avrebbe automaticamente estinto la condanna.
La giovane Oliva rifiuta la classica “paciata” e le successive nozze con il suo stupratore, anche se la legge non è dalla sua parte. Ricordiamo che fino al 1981 il reato di violenza carnale era considerato non contro la persona, ma contro la morale.
E così Oliva-Viola (a proposito, avete notato che Oliva Denaro è l’anagramma di Viola Ardone?), con quel no, inedito e rivoluzionario, inizia a riscrivere la sua storia e quella di tutte le donne italiane.
Può sembrare un racconto di altri tempi, da guardare con una certa ironia e distacco, pensando “non ci riguarda, siamo andatə avanti”. Ma se osserviamo meglio, il corpo femminile non è considerato anche oggi un oggetto da desiderare e possedere, e, se non è possibile con il consenso, da dominare con la violenza?
Il riscatto delle donne è una strada ancora lunga, ma da quel primo “no” di Viola-Oliva tanta più consapevolezza si è creata nella nostra società.
E anche Ambra, che nei primi anni ’90 faceva “Non è la rai”, che cantava “T’appartengo”, come lei stessa ha voluto ricordare, è cresciuta fino a diventare la splendida interprete di questa storia, con un quarto d’ora di applausi al termine dello spettacolo.


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