Due libri più uno sulla resistenza

È appena trascorso il 25 aprile, e quest’anno sono passati ben 80 anni dal 1945, anno in cui finì la Seconda guerra mondiale e l’Italia fu liberata dal nazifascismo.

Si, perché al di là di tutte le strumentalizzazioni politiche che sono state fatte in questi giorni, questo è il motivo originario per cui si festeggia il 25 aprile e credo che non dovremmo mai dimenticarlo.

Vi consiglio due libri, più uno (poi scoprirete il perché) per riscoprire la Resistenza.

La resistenza delle donne

Questo saggio della storica Benedetta Tobagi è stato pubblicato da Einaudi nel 2022 e nell’anno successivo ha vinto il Premio Campiello, tra i più importanti premi letterari del panorama italiano. Come si intuisce dal titolo, il libro tratta del ruolo delle donne nella Resistenza Italiana, che furono fondamentali per la comunicazione tra i diversi gruppi di combattenti che vivevano in clandestinità. Sono celebri le famose staffette partigiane: chi non ricorda il romanzo “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò, che racconta proprio la storia di una donna partigiana?

Nonostante il ruolo cruciale delle donne nella Resistenza, storicamente il loro contributo è stato poco riconosciuto. Questo libro lo riporta alla luce.

La Resistenza è stata, per le donne dell’epoca, anche una forma di riscatto perché il fascismo le aveva relegate a “angeli del focolare”, quindi ad un ruolo prettamente domestico, di procreazione e cura dei figli, quando non erano considerate dei meri oggetti di piacere per gli uomini. Essere partigiane, quindi, fu un modo per le donne di far sentire per la prima volta la loro voce nell’Italia repubblicana e democratica che sarebbe nata.

Villa del seminario

È questo un romanzo sulla Resistenza scritto da Sacha Naspini e edito da E/O: è stato pubblicato nel 2023 e ci porta nell’inverno del 1943, nella Maremma Toscana. È un inverno freddissimo, reso ancora più difficile dalla presenza dei tedeschi nel territorio italiano e alla guerra civile con i partigiani.

Il protagonista è Renè, il ciabattino di un piccolo paese, che non è andato al fronte perché disabile: ha perso parte delle dita di una mano per un incidente nel lavoro. È segretamente innamorato di Anna, l’amica sarta del paese che abita nell’appartamento vicino al suo, che è vedova e a cui i tedeschi hanno ucciso un figlio che si era unito alla lotta partigiana.

Una sera, Renè si accorge che l’amica è sparita e intuisce che si è unita anche lei ai partigiani. Cerca di proteggerla come può, nascondendo la sua assenza al resto del paese nella speranza che non venga scoperta.

Renè si sente inadatto alla lotta per la sua disabilità, ma vediamo che nella narrazione sviluppa una sua forma personale di opposizione agli invasori: li boicotta riparando i loro stivali, che invece di essere più robusti, si sfasceranno al momento giusto.

Nelle strade di Teheran

Questo piccolo libro ci permette di proseguire la riflessione sulla Resistenza oggi, sebbene non parli dei fatti della Seconda guerra mondiale.

È scritto infatti da Nila, pseudonimo che cela la vera identità di un’attivista iraniana che vuole mantenere il suo nome segreto per non essere perseguita dal regime.

Ci parla del movimento “Donna, Vità, Libertà”, sorto nel paese dopo l’uccisione di Mahsa Amini, la ragazza curda arrestata dalla polizia morale per aver indossato l’hijab in modo non appropriato.

Come mai prima dall’avvento del regime nel 1979, dal 20222 è nato un movimento di ribellione contro il potere degli ayatollah che sta facendo sentire la voce delle donne e degli oppressi.

È un movimento culturale che sta coinvolgendo una parte sempre maggiore del popolo iraniano e per questo la Storia darà a esso ragione, come fu per la Resistenza Italiana.

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Eccomi sono Monica!

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