La mia storia radice

Un giorno come tanti

È la mattina del 2 agosto 1980. È un giorno come tanti alla stazione di Bologna, piena di gente perché è il primo sabato di agosto. Molti stanno partendo per le vacanze, al mare, ai monti, con gli amici e le persone più care. Per qualcuno è un giorno speciale. Alcuni sono lì di passaggio, o sono in Italia per trascorrere qui il periodo estivo, che in quegli anni dura diverse settimane o, per i più fortunati, qualche mese.

Tutti hanno con sé valigie piene di vestiti leggeri e dai colori chiari, il costume da indossare appena arrivati in spiaggia. Nulla fa pensare a ciò che sta per accadere. In mezzo a tanti bagagli, nessuno nota una valigia incustodita su un tavolino portabagagli nella sala d’aspetto della seconda classe. All’interno c’è un ordigno a tempo con 23 chili di esplosivo, programmato per esplodere alle 10.25.

A poca distanza ci sono Maria Fresu, di 24 anni, e sua figlia Angela di tre anni. Si trovano alla stazione in attesa del treno che le porterà in vacanza in Trentino, insieme a due amiche. Quando la bomba esplode, loro sono le più vicine.

Il corpo di Maria non verrà più ritrovato, è sparito nel nulla, forse disintegrato dalla deflagrazione della bomba. Quello della piccola Angela invece, verrà trovato dilaniato pochi metri più in là. È la più giovane vittima della strage.

Spesso, quando avviene un fatto così grave, che viene annunciato a tutti i telegiornali, ognuno di noi sa dire esattamente dove fosse in quell’esatto momento, in cui è venuto a sapere dell’accaduto. Io non posso ricordarmene, perché ero vivente sì, ma sono nata proprio quel giorno solo poche ore prima.

Per molti anni ho ignorato questo fatto, ma è stata mia madre, che aveva quasi la stessa età di Maria quando mi ha data alla luce, a ricordarmi questa coincidenza con il mio giorno di nascita. Mi diceva sempre che io ero nata il giorno della strage di Bologna, non un giorno come tanti.

Spesso mi sono interrogata su questa particolare circostanza, e non ho potuto fare a meno di pensare che Angela, quella bambina di tre anni e sua madre, sono morte lo stesso giorno in cui io sono nata. A loro, in quelle ore è toccata la morte, per me, iniziava la vita. È come se i nostri destini si siano incrociati in quel momento, in completamente arbitrario e casuale. Un destino brutale, che non guarda in faccia a nessuno.

Mi sono posta molte domande su questa radice, da cui si innerva e cresce la mia esistenza, ma l’unico senso che ho potuto trovare è che quella vita negata è una responsabilità per me per vivere la mia nel miglior modo possibile, che forse può essere un parziale riscatto di quella già perduta.

Per questo con tutte le mie forze tengo viva questa consapevolezza, e ogni giorno mi interrogo, cerco di comprendere la realtà che mi circonda, la Storia e le storie che mi precedono e quelle che anche io sto contribuendo a scrivere.

Chi sono

Eccomi sono Monica!

Questo è il mio blog: qui parlo di libri, podcast, film, e tutto quello che vedo, sento e ascolto per “leggere” la realtà e averne consapevolezza.

Amo tanto le storie e qui cerco di trovare le parole giuste per parlarne.